Ciao LENNY

21 novembre, 2011

Ciao LENNY,

finalmente è arrivato questo giorno. Lo aspetto da tempo,  da molto tempo. Da quel maggio 2009, dove pensavo di vederti per la quinta volta in una sede nuova, in un viaggio nuovo, in un concerto nuovo.

Cosi non è stato! è da allora mi porto dentro questo desiderio non soddisfatto e questa voglia di sognare con la tua musica, cantando a sguarcia gola per tutto il concerto.

Complimenti per il tuo nuovo lavoro, BLACK & WHITE AMERICA. Questo cd è veramente bello, è ricco di tutte le influenze che ha subito la tua musica durante la tua carriera. C’è molto funkie, c’è del rap, c’è del rock melodico che tu sai fare cosi bene, c’è una grande ballad d’amore, ma soprattutto c’è la tua inconfondibile carica.

Sarà la quinta volta che ti vedrò, non ci posso credere. Non vedo l’ora di cantare le mie preferite: “It Ain’t Over ‘Til It’s Over”, “Stand by my woman”, “Fields of Joy”, “Fly Away”.

Quest’anno mi sono pure procurato la tua scaletta. Non so se la rispetterai, ma ci sarà una ventina di minuti spaziale a cavallo tra la quarta e l’ottava canzone. Me le sto cantando in testa da giorni.

1 Come On Get It
2 Always on the Run
3 American Woman
4 It Ain’t Over ‘Til It’s Over
5 Mr. Cab Driver
6 Black And White America
7 Fields of Joy
8 Stand By My Woman
9 Believe
10 Stand
11 Rock And Roll Is Dead
12 Rock Star City Life
13 Where Are We Runnin’
14 Fly Away
15 Are You Gonna Go My Way

BIS:

I Belong to You
Let Love Rule

Non potevi veramente mettere insieme un bis migliore. Le parole di “I Belong to You” e soprattutto di “Let Love Rule”, sono un inno all’amore, alla sua forza, alla sua follia e alla sua meravigliosa realizzazione.

Quanto a me, mio grande amico, continuerò a leggere i tuoi testi e a cantare la tua musica. Continuerò ad ascoltarla per caricarmi nei momenti fiacchi e rilassarmi nei momenti di tensione. Ma soprattutto, cercherò, oggi come non mai, di far si che sia veramente una “LET LOVE RULE”.

a sta sera amico mio

ilpeggiore

LET LOVE RULE

Love is gentle as a rose
And love can conquer any war
It’s time to take a stand
Brothers and sisters join hands

We got to let love rule
Let love rule

We got to let love rule
Let love rule

Love transcends all space and time
And love can make a little child smile
Can’t you see this won’t go wrong
But we got to be strong
We can’t do it alone

We got to let love rule
Let love rule

We got to let love rule
Let love rule


1-11-duemila11

1 novembre, 2011

Si chiude un mese molto duro. Devo dire di esserne molto contento. Della chiusura di questo mese, che sia chiaro. Alle solite tematiche noiose e ripetitive (lavoro, cazzi privati, stagione invernale che comincia) si sono aggiunti dei fatti che mi hanno molto toccato.
Socialmente viviamo giorni in cui le parole crisi, le parole debito, le parole accordo saltato, sono praticamente più pronunciate della parole passione, verità, valori, gioia, felicita, futuro. Personalmente vivo ogni giorno come se fosse l’ennesimo che passa prima di un grande cambiamento, l’ennesimo che essendo ormai trascorso mi avvicina ad una nuova rinascita, ad un nuovo start, ad un nuovo inizio di un bel periodo! è’ l’unico modo che conosco per guardare positivamente al futuro. Convincermi che sta per arrivare nuovamente un grande momento.
Purtroppo in questo mese sono venute a mancare due persone che il mondo intero e il mio paese continueranno a rimpiangere per chissà quanto tempo. Mi riferisco a Steve Jobs e Marco Simoncelli.
Ora chiaramente non ho alcuna intenzione di fare la cronaca di questi eventi ne di esprimere la mia opinione su queste due persone (che peraltro, per motivazioni diverse, stimavo moltissimo). Quello su cui m piacerebbe soffermarmi e’ la loro capacita’ di rendere migliore uno (o più momenti) della nostra giornata. Ci avete mai pensato?
Ci avete pensato che quando usate il vostro iPhone con un applicazione che magari vi aiuta ovunque voi siate o vi fa divertire mentre aspettate di entrare dal dentista, c’e’ quell’uomo americano dietro. Quell’uomo che ha cambiato le abitudini di un mondo intero, non per caso, non per mera speculazione, ma seguendo un percorso di vita che aveva proprio come obbiettivo quello di cambiare il nostro mondo in positivo ed incidere sulle mostre abitudini.

Ecco, oggi il pensiero che lui non sia più nel mio futuro, la mancanza della sua presenza, della sua incisività, del suo desiderio di cambiare, ostacola quella sana voglia di essere positivi per il futuro.

Quanto a Marco, invece, anche se non si e’ patiti di moto, credo sia stato estremamente difficile non rimanere colpiti dalla sua enorme simpatia e da quel naturale approccio alla vita che a tutti noi ha fatto sempre sorridere. Mi rendo conto che migliaia di giovani perdono quotidianamente la vita, mi rendo conto che se corri in moto di mestiere vuol dire, in un certo senso, che accetti l’imprevisto fatale come una componente realmente fattibile. Ma un ragazzo cosi piacevole, amico di tutti, ti da estremamente fastidio saperlo ormai in paradiso. Quella sua naturale capacità di rendere tutto cosi divertente, di lasciarti un sorriso anche se ascoltato 1 minuto alla radio, o ancora di più, se incontrato in una foto di qualche rivista sfogliata per caso, saperla ormai spenta, mi deprime moltissimo.

Anche in questo caso, soprattutto guardando ai vecchi della nostra politica, che pur decrepiti sono sempre lì arzilli e desiderosi di spillare qualche soldo o privilegio in più, mi viene veramente difficile persare sempre estremamente positivo.

Se ne vanno tante persone quotidianamente, ma quelle pochissime capaci di incidere sulla nostra vita, con grandi opere come con piccoli sorrisi, sono le persone realmente insostituibili.

L’unica cosa che ho fatto in queste settimane, è stato ricordare le cose che mi hanno stare molto bene. Le ho riportate alla mia mente come buoni auspici per il futuro. Cosi come i romani sacrificavano l’agnello migliore agli dei, per rendere più lieto il futuro, io ho cercato di riportare a galla quelle cose che mi hanno fatto stare bene.

Ne ho trovate tante, la cosa mi ha fatto molto piacere. Quella che voglio condividere oggi è una canzone! qualcuno dirà, che novità! il peggiore sta diventando banale e ripetitivo. Invece scoprendo la canzone, chi mi conosce, può rendersi conto che parlare bene (o solo parlare) di certi cantanti (ancora più se italiani) spiega come sia poco banale verso i miei gusti.

é una canzone che mi è stata donata diversi mesi fa da una persona veramente speciale. come sempre l’ho inizialmente denigrata, poi  ho cominciato ad apprezzarla e a capire il significato di certe parole. Andrebbe cantata a sguarciagola con una persona veramente importante accanto, andrebbe gridata abbracciati in un lettino in una spiaggia affollata di agosto, andrebbe presa come via di uscita al male che viviamo quotidianamente, sicuramente andrebbe condivisa.

Io son sempre stato tuo che anche quando non c’eri ti avevo nei pensieri

Tu sei sempre stata mia che quando ti ho incontrata ho subito capito che

Noi immensamente noi condividiamo tutto sai anche questa nostra gioia strana
che stranamente noi ci fa stare insieme come quando il giorno ci allonta ma ti sento vicina
dalla notte prima

Io io che da lei scappavo perchè mi puoi tradire non mi puoi ingannare mai

Tu quel giorno mi hai incontrato per mano mi hai portato fino a scrivermi dentro che

Noi immensamente noi condividiano tutto ormai come questa nostra gioia strana che stranamente a noi ci fa stare bene come quando il giorno ci allonta ma ti sento vicina dalla notte prima

Noi solamente noi ci comprendiamo bene ormai e sentiamo un’esigenza sana che due come noi non si lasceranno mai anche quando un sogno ci allontana ma ti sento vicina come mai prima

Io son sempre stato tuo tu sei sempra stata mia che amarsi no non è mai una sfida ma è come cercare in noi una guida

Noi immensamente noi condividiano tutto ormai come questa nostra storia strana che ingenuamente a noi ci fa stare insieme

O noi solamente no non ci lasceremo mai come quando un sogno ci allontana e torniamo vicino di nuovo al mattino
io son sempre stato tuo tu sei sempre stata mia


UN UOMO PESSIMO o L’UOMO CHE POSSO

19 ottobre, 2011

Oggi sono tornato a casa un pò prima del solito. Quasi 3 giorni prima del solito. Bene! Ogni tanto devo tirare il fiato, continuare ad andare a manetta ha poco senso. ho trovato al rientro la ragazza filippina che si occupa della mia casa. è una cara ragazza, mamma di 2 di figli, la conosco da 5 anni. mi fa sempre poche domande, non parla un italiano perfetto (e credo capisca anche meno). ma quella che mi rivolge sempre (giuro nn se la dimentica mai) è se ho la fidanzata. Io in quest’anni ho risposto sempre dicendo la verità, e sta volta invece mi è venuto di farle una battuta. Le ho detto che non la avevo e che se aveva voglia, poteva presentarmi una sua amica. Chiaramente era una battuta, come le cento che faccio quotidianamente. La sua risposta è stata così diretta e così di pancia che mi ha fatto ridere ma anche riflettere. Mi ha detto di botta “NOOO, io a te non ne presento amiche”!!!!

Bè non male per una che parla male italiano.

Mi sono fatto due risate e poi però ho cominciato a pensare. come è possibile che una persona che mi vede (neanche tanto) dall’esterno faccia un commento simile su di me? é mica un reato essere arrivati a 33 anni e non avere una fidanzata? non è che è sempre stata una mia scelta chiudere i rapporti…a volte si sono chiusi per altre motivazioni :-(

Certo ultimamente non che abbia ricevuto dei gran complimenti. Mentre ricevo spesso i complimenti per la mia personalità o per il mio perenne sarcasmo, chi mi ha amato ultimamente mi ha citato con parole come “uomo pessimo”. Devo dire che negli ultimi dieci anni ne ho ricevuto di peggiori “epiteti” ma questo ha veramente lasciato un solco dentro.

Ma cosa vuol dire essere un uomo pessimo? a chi è esattamente corretto dare questa definizione? forse un uomo che picchia la propria donna, uno che la ferisce verbalmente, uno che si comporta deliberatamente in modo cattivo o forse uno che la tradisce sistematicamente. Forse le ho messe tutte le definizioni.

Ma pensate ogni tanto, care donne all’ascolto, che un atteggiamento da uomo pessimo forse, nasconde delle decisioni estremamente sofferte e combattute per chi le prende. Mi riferisco a chi mette fine ad un rapporto perchè ritiene non sentire i corretti sentimenti del caso. Mi riferisco a chi riconosce che nonostante un grande amore, non si riesce a stare bene insieme. Mi riferisco a quelle storie che portate avanti possono solo logorare le persone coinvolte. Forse saranno decisioni prese da ipotetici uomini “pessimi” ma in realtà c’è molto molto dietro.

Chiaccherando con uno dei miei più cari amici, commentavamo come, dopo una grande storia finita, sia cosi pesante rivedere certe cose. Cerchi una mail sul tuo pc e trovi 10 email splendide scritte nel momento di grande sintonia. Guardi una foto di qualche estate fa e ritrovi vecchi sorrisi, momenti gioiosi e grandi passioni. Riprendi un vecchio telefono, perchè ti serve per andare allo stadio e trovi vecchi sms che ti fanno sorridere ma anche riaprire vecchie ferite.

Io non voglio giudicare quello che sono o quello che sono stato, ma è troppo semplice sostenere che io sia stato pessimo, senza aver compreso il motivo di certi gesti, di certe decisioni e dei comportamenti che li hanno causati. A volte credo che una persona non vuole comportarsi male, cerca solo di essere la persona che realmente può essere. e questo spesso fa male. Molto di più di quello che un analisi superficiale possa realmente capire.

Ho deciso, come spesso faccio tra queste pagine, di collegare questo post ad una canzone. Ne ho scelto una praticamente sconosciuta. Non ci sono video, ne immagini del gruppo o del cantante che la cantavano. ho grande difficoltà anche a ricordare il nome del cantante o del gruppo. C’è solo il mio ricordo, di quando l’ho ascoltata dal vivo in un pub tanti anni fa, in uno di quelle bettole che ospitano grandi gruppi del futuro, alcuni sbocciano, alcuni rimangono solo quello che possono. Si intitola “l’uomo che posso”. Il testo è sotto, l’audio pure. Ascoltala pure, anche se non è famosa, anche se non va alla radio, anche se non ci vai ad un concerto, è lei, è vera e riesce a fare quello che può realmente fare.

L’UOMO CHE POSSO (Bochica)  

ASCOLTA (si apre una nuova pagina dove occorre clicckare sul nome della canzone)

ti ho vista inseguire il cielo / per rubargli un pò di stelle /

ti ho vista fare sogni strani /da tatuare sulla pelle

e chiedere aiuto / che la vita fa paura /

perche il tuo cuore grida /e il tempo ci consuma

a cosa servono le ali/ se non so piu sorridere

e quanta vita fra le mani / ma se nn riesco a vivere

ti sento qui vicina /e tutto intorno e’ troppo buio

ma  dentro i miei pensieri puoi trovarmi ancora

io per te potrei essere

sole e luna

io per te potrei essere

vento e terra

io per te potrei essere

sole e luna

io per te

sono solo e soltanto adesso l’uomo che posso…l’uomo che posso

per ritrovarti dentro me/ forse ti devo allontanare

e la distanza sai cos’è?/ una misura universale

che posto puoi trovare? /mi importa solo sia sicuro

se penso che sia sotto il mio stesso cielo

io per te potrei essere

sole e luna

io per te potrei essere

vento e terra

io per te potrei essere

sole e la luna

io per te

sono solo e soltanto adesso l’uomo che posso…l’uomo che posso…l’uomo che posso…l’uomo che posso

io per te potrei essere

sole e luna

io per te potrei essere

vento e terra

io per te potrei essere

sole e luna

io per te

sono solo e soltanto adesso l’uomo che posso…l’uomo che posso…l’uomo che posso…l’uomo che posso

sono solo io

l’uomo che posso

solo io

l’uomo che posso

sono io

sono solo e soltanto l’uomo che posso




CONOSCENZA INCONSAPEVOLE – Unthought Known – Pearl Jam

1 maggio, 2011

Chi mi conosce sa che negli ultimi mesi viaggio moltissimo. Ho fatto il conto che, in un mese, riesco a prendere 6 aerei, percorrere circa 2000km, visitare 10 città diverse. Bella vita del cavolo…aggiugerei io! Uno dei pochissimi aspetti positivi è che riesco ad ascoltare molta musica, molta musica che mi piace. Così con quei cantanti che hai sempre apprezzato, che hai conosciuto meglio negli ultimi anni (grazie a qualcuno che me li ha fatti valorizzare maggiormente), instauri un rapporto di amicizia, di confidenza, di confronto, di utilizzo delle loro idee. In questo caso, mi sono scelto uno poco famoso, uno che conta poco, uno quasi sconosciuto…un enorme e fantastico Eddie Vedder e i suoi Pearl Jam.  Per i milioni di lettori di questo blog, non è una novità, già nel mio post del 22 maggio 2009 (ALIVE) ed ancora in quello del 14 ottobre 2010 (ESSERE UTILI)  avevo decantato le lodi di questo gruppo, ma questa volta c’è qualcosa di più.

Ascolti una canzone che ti piace, capisci di chi è, trovi il tempo di leggerne il testo (in questo caso lo traduci pure) e quelle parole ti balenano in testa, come fossero dette da un tuo amico davanti ad una birra, come fossero applicabili alla tua quotidianità e all’improvviso razionalizzi che quello che senti…succede…ti succede.
Già il titolo è fenomale – CONOSCENZA INCONSAPEVOLE – (Unthought Known).

“Tutti i pensieri che non consideri mai, ma che fai in continuazione. La mente è connessa, la mente è profonda, oh, stai affondando?”

Quanti pensieri facciamo quotidianamente, quante considerazioni sono dentro di noi, certezze solo nel nostro io, ma così diverse da quello che accettiamo succedere quotidianamente.

“Pensa al percorso di ogni giorno, quale strada stai prendendo? Respira forte, e prendi il meglio, Si, questa è la vita.”

Quante volte pensiamo alle scelte fatte, a quelle non fatte, alla direzione che ha preso la nostra vita, a quello che volevamo ed è successo e a quello che volevamo che è così distante da noi.

“Cerchi l’amore e la prova, che meriti di essere tenuto. Ingoiare tutta la negatività, è così triste e disgustoso.”

Forse le persone che scegliamo, per condividere il nostro tempo e addirittura la nostra vita, sono quelle che ci danno la certezza che meritiamo di essere insieme a loro, che ci garantiscono che noi valiamo ed è per questo che non siamo soli. Ma se così poi non è o quelle persone risultano essere sbagliate, la sensazione di aver commesso un errore o di averli commesso in passato è oggettivamente sgradevole.

“Senti l’aria sopra di te, una piscina di cielo blu. Riempi l’aria di amore, il buio con la luce delle stelle. Senti il cielo come una coperta, fatta di pietre preziose e diamanti falsi. Guarda il sentiero tracciato dalla luna, perché tu lo possa percorrere… perché tu lo possa percorrere…”

Non è bello uscire di casa e sentirsi vivi, leggeri, pieni di energia e immaginare che tutto quello che stiamo facendo è la scelta migliore che potevamo fare e l’unica che ci rende felici? Non è bello sentirsi amati, in un modo incredibile e sapere che quando si torna a casa, c’è la persona più importante per te, desiderosa di accoglierti? Sembra di essere in un sentiero che qualcosa di grande ha scelto per noi e la speranza che si ha dentro è quello di avere la possibilità di percorrerlo fino alla fine.

“non è rimasto niente, non è rimasto niente, niente lì, niente qui

non è rimasto niente, non è rimasto niente, niente lì, niente qui

non è rimasto niente, non è rimasto niente, niente lì, niente qui”

Poi grido questo ritornello e mi rendo conto che tutta la mia conoscenza inconsapevole, mi lascia anche molto amaro in bocca. La consapevolezza di non avere accanto tutte le persone che merito e che vorrei, e di non essere stato io a scegliere di non averle. La consapevolezza di aver realmente vissuto pochissimi intensi e stupendi amori e allo stesso tempo non essere stato capace di averli fatti diventare veramente grandi e presenti oggi nella mia vita. La consapevolezza di vivere quotidianamente una vita diversa da quella a cui aspiravo, in mezzo a persone che non mi interessano ma così temporalmente presenti nella mia giornata. Allora mi chiedo, prima di addormentarmi, ascoltando questa splendida canzone, cosa mi è rimasto?

Guarda il sentiero tracciato dalla luna, perché tu lo possa percorrere. Guarda le onde sulle rive lontane, che aspettano il tuo arrivo.  Sogna i sogni di altri uomini, non sarai rivale di nessuno. Sogna i sogni di altri allora, non sarai rivale di nessuno…non sarai rivale di nessuno…

Bisogna però essere grandi, guardare avanti, cercare di capire se gli errori fatti, hanno portato giudizio e creato nuove consapevolezze. Occore guardarsi attorno e vedere chi ha ottenuto quelle che vuole, cercare di pensarsi nella stessa situazione e essere capaci di rivedersi nella stessa vittoria. Non è gelosia, ne tantomeno invidia, solo consapevolezza che è possibile farlo.

Un tempo lontano, uno spazio lontano, è lì che viviamo, un tempo lontano, un posto lontano, allora tu cosa stai dando? cosa stai dando?

Questo è quello che chiedo a me stesso ogni giorno. Cosa sto dando? Cosa sto facendo per utilizzare questa consapevolezza sconosciuta che avverto ma che non seguo correttamente? chiedete questa domanda a voi stessi, ora che siete arrivati alla fine di questo post.

Cocì, ora credo che, potete anche cantarvela…

il peggiore


LA PEGGIORE DICHIARAZIONE…

26 marzo, 2011

Sta sera mi sento un pelo romantico. Sarà perchè ho appena impastato ed infornato la mia prima pizza per celiaci (cosa che ad oggi non credo di essere). Mia sorella mi ha fatto notare che ultimamente sono un pò sottotono sul peggiore, così, per le amanti del genere e per i miei amici più categorici, scrivo questo post. Ma la prendo alla lontana.

Io appartengo sicuramente a quella generazione maschile italiana, che considera il matrimonio come una tassa da pagare prima o poi nella vita, ma per il quale, ogni rinvio, posticipo, riflessione e’ assolutamente da ricercare e da considerare!

Da quando lavoro, ho avuto colleghi più adulti di me che me ne hanno parlato in termini assolutamente negativi. Quella cosa che ti toglie gran parte della libertà, che ti toglie l’attenzione verso i propri interessi,  che ti toglie la possibilità di passare da un letto ad un altro con la leggerezza e la serenità che contraddistingue la nostra generazione.

Il mio attuale capo mi ha già ripetuto più volte un vecchio detto che diceva sempre suo nonno in dialetto piemontese “meglio comprare la carne a peso che avere tutta la vacca a casa!”
Detto divertente quanto cinico, molto vero ma allo stesso tempo molto triste.

Non saro’ certo io a fare il moralista, anche io ho passato gli ultimi 5 anni a spiegare alle mie ex fidanzate che non avevo alcuna intenzione di sposarmi e che se stavano cercando una sistemazione veloce, avevano decisamente sbagliato parrocchia!
Scusate pubblico femminile, ma se così non fosse che peggiore sarei? :-) )

Un mio collega ultimamente mi raccontava che da quando e’ sposato, il suo budget annuale destinato alle escort, i tavoli in discoteca, le cene con amanti e i regali “particolari” si e’ totalmente dissolto! Questo e’ un aspetto della crisi degli ultimi tempi che in pochi mi avevano fatto notare!!!

Ma nessuno di queste persone mi hai mai raccontato, di come la propria moglie sia bravissima a fare il loro piatto preferito, di come sia sempre la prima a curarli quando stanno male, di come sia l’unica persona che li ascolta e che vuole esattamente il loro bene, come forse nessun altro nella loro vita. E nn ne faccio certo una storia legata a tutte le cose che una brava moglie fa nel quotidiano come stirare, cucinare, pulire la casa, anche perché per questo ci sono persone che lo fanno a pagamento (soluzione che preferisco, meglio impiegare il tempo di una stirata di camicie per una bagno caldo di coppia, con un gran bel rosso in mano e tante fantasie strane da realizzare). Sembra strano, ma sono realmente pochi gli uomini che sanno dire apertamente che la loro scelta di sposarsi e’ stata una delle migliori azioni fatte nella loro vita.

Ma nonostante questo scenario e questa quotidianità, una cosa che mi sono sempre chiesto e’ come avrei chiesto la mano della mia dolce fanciulla (a proposito…esiste?).

Il cinema ci da da sempre grandi spunti per questo. Ho sempre pensato e sperato che questa “cosa” l’avrei fatta solo 1 volta nella vita e che quindi meritava di farla con un pizzico di attenzione in più. Ho ancora una serie di idee interessanti in testa (in attesa di trovare con chi realizzarle) ma uno splendido spunto l’ho avuto da una commedia americana che ho guardato per caso alcuni mesi fa in tv. Uno di quei film che di aspetto sembra una mezza cagata e che mentre li guardi ti prendono, ti fanno sorridere, ti fanno riflettere. Riflettere si, con un filmetto da sabato sera prima di uscire, non serve necessariamente per farlo il prete, lo psicoterapeuta, l’amico del cuore o un libro, anche da un film si riescono a fare grandi considerazioni :-) !

Così vi inserisco il video che rappresenta perfettamente il momento in cui Ben Affleck chiede la mano di Jennifer Aniston nel film “La verità é non gli piaci abbastanza”. La dichiarazione parte dal terzo minuto del video, ma l’ho lasciato intero perchè anche lei (pur essendo una donna, incredibile ma vero) prima dice delle cose sensate !!!

Ho rivisto da poco questo spezzone e ancora una volta mi sono rifatto la scena in cui potenzialmente sarei stato io il protagonista, chiaramente con una donna nettamente migliore di quella bionda slavata del film.

Credo proprio che sia veramente un momento emozionante e particolarmente bello!

Io non sarei capace di dire parole più belle di queste. “Ti amo da morire e voglio farti felice. devo far felice te per avere la possibilità di essere felice io. Mi vuoi sposare…?”

Ora non voglio certo scatenare quelle 4 donne sposate che leggono il mio blog contro i loro mariti, colpevoli di aver fatto una dichiarazione banale, fredda e di rito. Consideratevi delle persone fortunate ugualmente, siete riuscite a mettervi in casa un uomo convinto (almeno per qualche tempo) di voler passare tutto il resto della propria vita con voi. Non è da poco…almeno fino a quando il vostro lui non dirà ad un suo collega che è meglio avere la carne a peso….:)

il peggiore


BOLZANO come COPACABANA?

10 giugno, 2009

Copa+Cabana-FrontVenerdì scorso mi comunicano che devo andare a Bolzano per lavoro per una settimana! Do una occhiata ai miei jeans e noto subito la nascita di una terza palla, ma ahimé ho poco da dire; sono uno nuovo, sono in prova, sono l’ultima ruota del carro, sono un minkione, ecc ecc. Accetto volentieri…(immaginate la mia faccia).

Passo il week end pensando che cmq poteva andarmi peggio, che alla fine è solo una settimana, che fanno il Gewurztraminer, forse la torta Sacher, che ci sarà fresco, che vado in un albergo molto figo, che sono esperienze e che onestamente quando mi ricapita di andare a Bolzano? Già…quando caxxo mi ricapita….

Comincio con l’apprendere che l’albergo figo in centro non ha posto, mi dirottano su un secondo (sempre centrale) della catena Best Western…pericolo!!!! Non ho armi per impuntarmi, quindi accetto.

Best Western Hotel Alpi, ecco cosa mi danno http://www.bwsitemanager.co.uk/websites/98156/htdocs/Default.asp .Vabene, che sarà mai.
La prima sera torno dall’ufficio alle 19.30, il mio collega mi dice che non conviene andare a cena troppo tardi, io rispondo ma si…faccio una doccia e poi scendo…e di colpo comincio a capire…qui se salti le 20…non mangi più.

Minkia, siamo a Giugno, fa un bel caldo, sono in P.zza Walter a Bolzano (il loro Duomo) e i ristoranti cominciano a far cenare dalle 18.30 fino alle 21….roba da matti, anzi da ospedale pubblico.

Qualcuno potrebbe dire “ma vatti a fare un giro per negozi prima di cenare”….e io risponderei “bravo scienziato!!!”,alle 19.00 li vedi chiudere le serrande come neanche fossero le 2 del mattino e nella piazza accanto ci fosse un corteo anti G8!

Devo dire che si mangia bene, hanno della ottima carne, della fantastica birra e della presenza sconcertante in tutti i menù di tutti i ristoranti di piatti di pesce! Qualcuno potrebbe pensare…ma dove lo prendono sto pesce? Beh io sono siculo…W l’omertà!

La cosa interessante è che quasi tutti (dico quasi) i negozianti dove entri, per prima cosa ti parlano in tedesco. Ti salutano in tedesco, spesso ti dicono grazie in tedesco, e se chiedi qualche delucidazione su “magari” qualcosa scritto in tedesco, ti guardano come se fossi un cretino ad entrare in un negozio in Italia e chiedere spiegazioni su qualcosa scritto in tedesco. Mah…paese che vai…usanza che trovi.

Perchè sti signori (ripeto quasi tutti) sono incazzati neri perchè appartengono all’Italia, schifano l’italiano medio che viene e trovarli, ma quando c’è da incassare tutti i contributi che lo Stato Italiano gli versa…dire si al tricolore…nn gli fa schifo. Qualcuno mi ha raccontato che ai mondiali quando ha vinto l’Italia c’erano pochi tricolori in giro e tante faccie buie.

Io sinceramente ho incrociato un pò di antipatici, vi faccio un breve resoconto:

- all’indomani della prima notte nella mia stanzetta 3×3 mq in albergo, nel lettino singolo che neanche alle scuole medie avevo, dopo la colazione sono andato in reception per chiedere di cambiare camera, e una simpatica crucca mi ha detto in un italiano molto forzato che ci volevano 25 euri per cambiare…volevo gridarle: “smettila di mangiare crauti a colazione”!

- meglio ancora in un panificio, la commessa mi ha chiesto cosa volevo in tedesco, io ho risposto con un “…quindi?” e lei innervosita a continuato a borbottare in tedesco.
Io volevo gridarle Italia-Germania 4-3 oppure Grosso e Del Piero con un “andiamo a Berlino Beppe…andiamo a Berlino”, ma ho capito che forse nella vita, ogni tanto bisogna gioire delle paranoie altrui.

Che poi fosse un posto pieno di divertimenti, l’ho intuito due sere fa, quando uscendo dall’albergo alle 21.15, ho incrociato il camioncino che raccoglieva la spazzatura…capito? a Milano, a Siracusa, un pò ovunque, la spazzatura la raccolgono di notte, notte fonda, notte piena…qui invece alle 21.15….sarà per loro notte piena???

Quindi consiglio del peggiore, se volete fare qualcosa di particolare, che so…una addio al celibato, un festa a sorpresa, una notte di luna di miele, una vacanza per riprendervi…non venite a Bolzano, ma nn per male…perchè credo che la noia sia la cosa principale che trovereste da ste parti!

Ad ogni modo, bisogna sempre ambientarsi ovunque, cercare di saper vivere con tutti ed avere una mentalità molto aperta…così al venerdì mi sono detto…affanc…oggi me ne vado da sto posto dimenticato dal Signore…ho cominciato ad avere simpatia per la vie scritte in 2 lingue, per il pane scuro e per lo speck messo anche dentro le calze…i calzini di spugna bianchi e le cravatte abbastanza creative sotto gli abiti…solo che dopo 1 ora ho ricevuto una telefonata che mi ha praticamente sconvolto….dovevo farci una seconda settimana!!! caxxo

il peggiore


LENNY KRAVITZ – 20TH ANNIVERSARY

9 maggio, 2009

Ciao Lenny,

questo post lo scrivo a te, strano ma vero. Nessun delirio o mania di grandezza ma in qualità di mio amico, mi sento in dovere di farlo. Si, non lo sai, siamo amici. Da ormai più di 10 anni mi tieni compagnia nei momenti importanti, mi illumini con certi pensieri che scrivi, mi fai capire i miei limiti nel manifestare i miei sentimenti e mi spieghi come fare. Certo io sono un testone. Non è che poi dopo tutti questi anni abbia capito chissa cosa, dovrei applicarmi di più lo so. Ma fidati, che rispetto a 10 anni fa, i progressi sono stati tanti.

Con questo post vorrei chiederti scusa. Lo so, non mi hai trovato a Madrid. Lo so che avevo prenotato tutto da tanto tempo. Lo che mi ero sbattuto un sacco per capire dove venire, avevo proprio di vederlo in modo speciale il mio quinto concerto. Vederti all’estero sarebbe stato una esperienza realmente nuova, poi Madrid era la location perfetta. Perfetta sotto ogni punto di vista.

Ho visto le tue foto, ho visto la gente in delirio, sarai stato enorme come sempre. Qualcuno dice che non sei un grande con la chitarra ma quando suoni mi dai sensazioni che pochi altri in concerto sono capaci a regalare.

Lo so che potevo fare come fanno tutti. Lo so che dovevo venire in ogni caso. Cambiare un nome e via. Erano soli 25 euro. Ma non me la sono sentita, non sarebbe mai stato lo stesso, sarei stato da te ma non con te e non sarebbe stato corretto. Poi, tu un pò mi conosci, non sono un ipocrita, non giro pagina e mi butto tutto indietro, sono uno che ci pensa a queste cose. Poi magari a saperlo siamo in pochi, ma è sempre più facile credere alle cattiverie che alle cose belle, e quest’errore chi più di me lo ha commesso?

Sono sicuro che accetterai le mie scuse, cercherò di vederti nelle prossime tappe, questi 20 anni li voglio festeggiare anche io con te. Per ora, anche se poco, divulgo il tuo verbo, cosi’ che forse qualcun altro possa cominciare a conoscerti, come io ho fatto ormai 10 anni fa.

il peggiore

Lenny Kravitz – I’ll Be Waiting

Lui ha spezzato il tuo cuore
lui ha preso la tua anima,
tu sei ferita dentro
perchè c’è un buco
tu hai bisogno di un pò di tempo
di stare da sola
poi troverai quello che hai sempre saputo

io sono l’unico che ti abbia realmente amata, tesoro
ho bussato alla tua porta per tutto questo tempo

finchè vivrò, aspetterò
finchè respirerò, sarò lì
quando mi chiamerai, aspetterò
quando avrai bisogno di me, sarò lì

ti ho visto piangere nella notte
sento il tuo dolore
posso fare qualcosa per alleviarlo?
ho capito che non c’è una fine dentro

e aspetterò ancora te
per vedere la luce

sono l’unico che ti ama davvero, tesoro
non ce la faccio più

finchè vivrò, aspetterò
finchè respirerò, sarò lì
quando mi chiamerai, aspetterò
quando avrai bisogno di me, sarò lì

sei l’unica che abbia mai conosciuto
che mi faccia sentire in questo modo
non potrei farcela da solo
voglio stare con te finchè saremo vecchi

tu hai l’amore di cui hai bisogno
proprio di fronte a te
per favore torna a casa

finchè vivrò, aspetterò
finchè respirerò, sarò lì
quando mi chiamerai, aspetterò
quando avrai bisogno di me, sarò lì


MILANO DA BERE?PURTROPPO! segnalato da uno di voi

8 settembre, 2008

Ciao, questo post me lo ha segnalato uno di voi. Uno di quelli che legge e ci pensa su, che ogni tanto commenta e che davanti ad una particolare situazione si è detto…questa la racconto a tutti…come? beh usando il peggiore.com

Un grazie al mitico Federico!  Il post è riportato fedelmente, ma questo era pure superfluo dirvelo.

Basta con i PURTROPPO

BangraBar Corso Sempione Milano – Fine Luglio 2008

Entro nel locale per prendere 4 cocktail da offrire al gruppo con cui sono uscito. Arrivo alla cassa, c’é coda, e’ normale, e’ fine luglio, fa caldo la gente ha voglia di uscire e di bere qualcosa.
Finalmente e’ il mio turno allungo la carta ma “purtroppo” il POS non funziona. Non ho contanti (io povero illuso postmoderno della tecnologia), esco vado ad un bancomat a 500 metri di distanza al buio e ritiro i contanti.

Rientro, rifaccio la coda e finalmente pago i 4 cocktail (nel mentre il personaggio alla cassa non fa una smorfia ne’ un accenno al fatto che gli dispiaceva avermi fatto fare di nuovo la coda ecc.).
Con il mio scontrino mi dirigo al bancone verso il primo dei tre barman, quello piu’ vicino. Non faccio neanche in tempo a dire ” ciao vorrei un…” che mi blocca dicendo : ” NO, di la’!” indicando con la mano libera la parte in fondo del bancone verso il terzo barman. Avevo sbagliato barman, scusate.
Mi dirigo verso il terzo fenomeno quando la ragazza barman nel mezzo fra i due borbotta a voce non troppo bassa dicendo “Cazzo in questa citta’ di merda nessuno se ne va piu’ in vacanza, sono tutti qui a bere”.

Purtroppo” io sono di Milano, purtroppo anche io come probabilmente le persone vicino a me quella sera ero a Milano perche’ non ancora in ferie e quindi perche’ stavo ancora lavorando fino ad un ora prima di andare al BangraBar!

Incasso ed arrivo finalmente al terzo fenomeno. Apostrofo un ormai poco convinto ” Ciao vorrei 4 sprits “. Lui non accenna nessun saluto, esegue e crea questi bellissimi 4 sprits e me li sbatte letteralmente sul bancone come se fossero bicchieri vuoti.
Fine della prima storia e fine della mia storia con il BagraBar.

Ristorante Pavillon via statuto Milano – Inizio Settembre

Ci sediamo in circa otto persone a pranzo in questo ristorante nelle vicinance di Moscova.
E’ considerato un ristorante dal buon compromesso tra qualita’ e prezzo.
Generalmente in pausa pranzo per chi lavora a milano se non e’ propriamente un pranzo di lavoro tra cliente-fornitore o tra partner, si preferisce un pranzo leggero e sopratutto di media breve durata.

Ordiniamo (chi un primo, chi un secondo, io un’insalatona mista) in tempi accettabili e cominciamo a chiaccherare del piu’ e del meno, cosa hai fatto in vacanza, ti sei fatto/a qualcuno, quando sei rientrato/a ecc.
I temi classici del rientro dalle vacanze con i colleghi. Intanto il tempo passa, sono riuscito ad ascoltare l’intero racconto della mia collega che e’ andata in australia per ben tre settimane nel dettaglio: koala, coccodrilli, Sidney, il mare che e’ troppo freddo, ecc.ecc.

Delle pietanze ordinate neppure l’ombra.

Il ristorante e’ strapieno, sono ovviamente rientrati tutti dalle vacanze, ci portano un piatto di bruschette per il protrarsi dell’attesa.

Passano 45 minuti, le bruschette sono finite ed anche la nostra pazienza.
Ricevo una chiamata sul telefonino, esco dal risotorante 5 minuti, quando rientro FINALMENTE i miei colleghi stanno mangiando.

Purtroppo sul mio posto, il piatto e’ ancora vuoto, mi guardo intorno per chiedere spiegazioni, ma niente, nessuno dei camerieri si ferma. Sono tutti presi, il locale e’ pieno.

Ad un certo punto una cameriera per sbaglio si ferma e con un Italiano molto zoppicante mi sussurra che: ” Mi scusi ma purtroppo il suo piatto ordinato non c’e’ piu’, l’insalata e’ finita!!!”. Io incredulo faccio finta di non capire per l’accento straniero e rifaccio la domanda: ” Mi scusi, ma la mia insalatona dov’e’ finita?” La risposta e’ sempre piu’ zoppicante e balbettante ma e’ sempre la stessa: ” l’insalata e’ finita!!!”.
E qui perdo tutto il mio aplomb sfoggiato fino ad un secondo prima ed incazzato come un puma della peggiore giungla africana mi reco alla cassa dove c’e’ il responsabile del ristorante.
Siccome c’e’ fila, attendo, come un puma in gabbia, il mio turno. Altri clienti finiscono di pagare e finalmente e’ il mio turno.
Con garbo ed eleganza e tono di voce assolutamente normale avviso subito che mi devo lamentare:” Mi scusi ma c’e stato un problema con la mia ordinazione, dopo 45 minuti di attesa, hanno portato le pietanze ai miei colleghi e a me hanno detto che l’insalata e’ finita, quindi niente insalatona!”

E la sua serafica risposta e’ stata : “Purtroppo la cameriera si e’ sbagliata.” Fine della trasmissione.
Ed io che mi aspettavo un “Mi scusi abbiamo sbagliato, c’e’ stato un errore, mi dica cosa desidera di diverso e glielo facciamo preparare subito” oppure un  ”offriamo noi mi dica che cosa possiamo portarle”.

Ero pronto ad accettare un’azione di customer service all’injury time, invece un altro purtroppo!
Ovviamente perso tutto il mio aplmb Milanese ho tuonato un: ” Mi fate schivo, avete un servizio schifoso, vi dovete solo vergognare. Io non mettero’ piu’ piede in questo ristorante e diffidero’ i miei collaboratori a farlo”. Tutto questo difronte alla clientela in attesa di pagare il conto.

E me ne sono uscito alle 14.15 incazzato, senza aver mangiato e con i crampi allo stomaco!
Fine della seconda storia e fine della mia storia con il Pavillion.

Conclusioni.

Ora nessuna generalizzazione per carita’ a Milano (citta’ che adoro) ci sono locali e locali e ristoranti e ristoranti.
Quello che sto notando io e’ che la moda del “purtroppo” si sta espandendo a macchia di leopardo, sembra sempre che quando succede qualcosa sia colpa del fato, di altri, di qualche strana divinita’ stile bamboline voodoo.
Nessun consiglio, io personalmente non lo posso accettare, sono troppo determinista per accettare i purtroppo di ristoratori e di gestori  vari.

dal nostro inviato Federico

per ilpeggiore.com


JUST CAVALLI: magari dirlo prima?

15 maggio, 2008

Sta volta c’è una novità. Un post segnalato, non scritto da me. Ringrazio VT per il gentile contributo. Invito chiunque abbia qualcosa da dire…di inviarmi il suo post…promesso che verrà pubblicato.

<<Sabato sera: dopo una cena tra amici, decidiamo di andare al Just Cavalli, che ha inaugurato l’apertura estiva proprio la sera prima.

Arriviamo alle 2, all’ingresso chiediamo un tavolo, e subito ci portano nel privè, dove ci sistemano in un minuscolo tavolino con 2 divanetti.

Dopo qualche minuto, arriva una bottiglia di vodka “Just Cavalli” (non sapevo che Cavalli producesse anche vodka!) accompagnata da 2 lemonsoda, 2 acqua tonica, 2 coca cola, e uno striminzito cesto di frutta con fragole, uva e melone.

Tutto per la modica cifra di 250 euro (!).

L’ambiente è carino, a parte qualche tamarro che si dimena davanti a noi. Le ragazze belle e ben vestite, gli uomini un po’ meno ;-)

Alle 3, improvvisamente, la musica si ferma, accendono le luci, e un addetto ci dice con veemenza che il locale sta chiudendo e dobbiamo andarcene, anche rapidamente.

Protestiamo debolmente dicendo che eravamo seduti da meno di un’ora e che almeno potevano farci terminare il primo drink, e lamentandoci del fatto che quando avevamo deciso di prendere il tavolo, nessuno ci aveva avvisato dell’imminente chiusura del locale.

Non sentono ragioni, e dopo 5 minuti ci accompagnano all’uscita.

Almeno, ci portiamo con noi la bottiglia di vodka, tanto per non lasciare le cose a metà.

Che dire d’altro? Il posto è carino, ma il prezzo che si paga è davvero esagerato e la cortesia non è di casa…>>

VT


DISERTIAMO LA DISCOTECA “11 ELEVEN” di MILANO

11 maggio, 2008

Quando ho pensato di aprire questo blog, uno dei sentimenti più forti che sentivo dentro,era quello di poter raccontare (con la massima veridicità del caso) quello che succede in giro nella citta dove abito. Milano.

Questo non perchè sono il solito espatriato che lascia la propria terra natia, si trasferisce al Nord e poi su ogni cosa ha da lamentarsi o da rimpiangere chissa cosa.

Semplicemente, a volte, a Milano, si riscontrano delle scene, che veramente fanno accaponare la pelle, ti fanno salire il sangue al cervello, ti fanno pensare…ma stanno scherzando? o sono seri? Purtroppo la seconda che ho scritto!

Ieri sera, 30esimo compleanno di uno dei miei più cari amici, RAF, decidiamo dopo un aperitivo fatto all’Executive di spostarci nella vicina discoteca in via del Tocqueville, 11 ELEVEN.

Premetto che il locale dentro è abbastanza bello, forse un pò troppo scuro forse e cupo, ma con una bellissima location e con uno spiccato gusto nell’arredamento.

Noi eravamo un gruppo eterogeno di circa 20 persone. Arrivati lì davanti, il festeggiato si dirige verso il buttafuori, una sorta di spilungone dell’est con un accento che svariava dal brianzolo a quello di Ivan Drago di Rocky IV. Premetto che non ho niente contro quelli dell’est (soprattutto contro “quelle” dell”est) ma sto personaggio era veramente buffo.

Alla domanda “siamo in 20, possiamo entrare?” La prima risposta fornita è stata “ma siete solo maschi?”.

Già qui ti viene da ridere, ma che domanda è? Mica abbiamo detto…è la festa della Garbatese Calcio e quindi andiamo tutta la squadra a festeggiare all’Eleven? Vabbe cmq nn polemizza nessuno. Spieghiamo che siamo ben distribuiti tra uomini e donne (indicando le donne lì davanti alla porta) e accettiamo di buon grado la seconda domanda super smart “Ma l’abbigliamento è quello giusto?” Qui sinceramente comincio già a riflettere.

Ma che vuol dire? Chi hanno messo alla porta, il nuovo stilista di D&G? Mi viene in mente di rispondere che forse dovrebbe imparare prima a parlare correttamente l’italiano (visto che lavora qui, e visto che io quando ho lavorato all’estero cercavo di parlare nel miglior modo possibile) prima di sincerarsi sul nostro abbigliamento che assicuro era più che consono!

Vabbè, passato questo breve questionario, riusciamo ad entrare dentro la disco, ma non prima di aver subito l’ultimo ammonimento dell’uomo Stalin che ci minaccia dicendo “I giubbini vanno lasciati al guardaroba”!!!. Questo è veramente il top. In questo locale decide un tipo che passa la sua serata/nottata all’acqua e al gelo, che io non posso stare dentro con un giubbino di pelle indosso, ma bensì per lui sento o sentirò caldo, quindi affinchè la mia serata sia più piacevole possibile, mi intima (impedendomi di prendere la via dell’ingresso a favore di quella verso il guardaroba) di lasciare il giubbino. Questo consiglio ha un costo di 3 euro. Beh poteva andare peggio.

La serata comincia, la musica è bella, il locale pieno al 60%, si balla bene e tutto sembra ok. Dopo qualche ballata, mi dirigo con una gentile signorina al bar per prendere la mia consumazione (15 euro per qualsiasi cosa tu scelga ed obbligatoria). Il barista insieme al suo collega, crede di ripresentare una scena del celebre film “Cocktail” e dopo aver fatto abbondantamente i caxxi suoi per circa 5 minuti, mi degna di uno sguardo. Io chiedo 2 consumazioni e lui batte alla cassa 15 euro. Io faccio segnale che ne voglio 2, ma lui è ancora troppo preso a girare il suo film quindi non mi caga, così ripeto ancora che ne voglio 2, e lui continua con le riprese, fino a quando un mio “OHHHHHH” (si sono un terrone, lo ammetto) richiamano l’attenzione del prossimo candidato al premio Oscar come attore non protagonista che con aria infastidita mi dice “HO CAPITO!” . Io spiego che ha battuto solo 15 euro, e che invece desidero 2 consumazioni, e lui fresco fresco mi dice…“ora ne ribatto un altro!”. Ma se aveva capito tutto, non è più normale che ne batti subito 1 da 30 euro, o forse 2 consecutivi da 15 euro, invece di batterne 1 da 15 euro e cercare il resto per i miei 50 euro per almeno un paio di minuti! Ma nn è finita.

Chiedo una birra e un Rum cooler. La birra è facile, ma il mio Rum C a quanto pare no (la ricetta di questo cocktail la trovi a http://www.azcocktails.it/preparazione_ricetta/cocktail_rum_cooler___169.htm). Il barista è lo stesso candidato all’Oscar di prima, lo seguo nella preparazione e mi accorgo (sarà la milionesima volta che bevo questo alcolico) che non mette zucchero, non pesta ciò che va pestato e non mette alla fine il Ginger Ale. Mi arriva dunque un beverone con gusto indefinito. Fortissimo come gradazione alcolica e alquanto imbevibile. A questo punto comincio a rifletterci su e penso…“CAXXO vendete una roba che costa forse 2 euro a bicchiere, a ben 15 euro, e non avete il minimo accorgimento nel cercare di farlo bene!”

Chiedo all’altro candidato all’Oscar di assaggiare il mio cadeaux, chiedendo: “Secondo te cosa è?” Lui assaggia e lo chiede a me. Io dico che è un Rum Cooler e che forse mancha lo zucchero e il Ginger Ale. Lui mi risponde chiedendo chi me lo ha fatto. Io indico il suo collega preso a girare il film e lui dunque mi sentenzia “E’ giusto così questo cocktail!!!”.

Be se questo non è cameratismo, allora ditemi cos’è?

Decido di lasciare perdere, sto impiegando troppi neuroni con sti due rimbambiti. Ma dentro di me sono convinto che ancora qualche chicca mi può succedere. Infatti è già in forno.

Il nostro gruppo (non di tutti maschioni e soprattutto ben vestiti) sta ballando in una zona del locale dove c’è un tavolo vuoto e dove c’è abbondante spazio.

Il mio cocktail imbevibile è appoggiato su un tavolo, UNICO nel tavolo, mentre ballo e rido con gli altri.

Ad un certo punto passa il prossimo candidato al premio NOBEL per la SCIENZA. Un camariere di quelli che passa dai tavoli a prendere i bicchieri. Il fenomeno in un attimo ha preso il mio bicchiere e messo insieme ad altri vuoti, sta andando via. Piccolo particolare, il mio bicchiere era pieno a 3/4!

Lo informo gentilmente che il mio bicchiere era pieno e lui mi dice “Te lo faccio rifare, cos’era?”. Io consapevole della bravura del barista nel fare il Rum Cooler, dico che avevo un Mojito! Ecco che si consuma la scienza! Lui risponde a tono “Beh se era un Mojito, c’è l’hai da 1 ora, il ghiaccio è tutto sciolto!!!E poi lo hai poggiato su un tavolo che non è tuo…quindi!!!”

Beh non c’è la faccio più e rispondo “Guarda che se c’è l’ho o meno da 1 ora, saranno anche caxxi miei! Se non vuoi rifarmelo non fa niente, ma se devi anche dire che è colpa mia…NO. Così mi sembra un pò eccessivo”. Lui va via come per non ascoltare l’ennesimo caxxone e poco dopo torna con un mojito.

Chiaramente lui crede di aver ragione e riparte con “Cmq secondo me era un Moscow non un Mojito”, io gli dico che continuo a non capire cosa cambia per lui, visto che il focus della storia è che si è portato un bicchere pieno di roba con il proprietario (che per la cronaca ha speso 15 euro per quella roba) accanto!

Lui sentenzia “Guarda lascia perdere, tanto ho deciso di cambiare lavoro!!”, io suggerisco che farà proprio bene a farlo…e assaggio il mio mojito.

Ora le considerazioni che emergono sono pressochè scontate.

Come mai quanto il locale è più pettinato, quanto è più stracolmo di enormi stupidi, maleducati, assurdi rincoglioniti che invece di essere gentili, ti trattono come un lebbroso?

Si parla sempre di crisi nei consumi che attraversa lo stivale e poi ci sono dei posti (non pochi vi assicuro) che pur vendendo un prodotto che oggettivamente costa poco ad un prezzo elevato (anche per la qualità di quello che offrono) si permettono di trattarti una kiavica!

E la cosa più bella è che quelli che protestiamo siamo sempre pochissimi! Siamo considerati dei rompipalle!

Ma scusate, quando vai al ristorante e ti portano un caffè corretto al posto di uno normale, glielo dici o te lo bevi anche se odi la grappa? O quando stai entrando a mangiare nel ristorante premiato con 3 forchette dal Gambero Rosso, qualcuno vi ha mai chiesto se siete tutti uomini o se siete vestiti nel giusto modo??? E quel posto per avere 3 forchette si è fatto un mazzo esagerato negli ultimi 5 anni!

Boh? Forse sono io che queste scene non le tollero; forse non capisco perchè a Dubai, a NY, a Madrid queste scene non le vedi, e si va in posti che sono all’altezza dell’11 se non ancora meglio.

Forse dovremmo TUTTI disertare questi posti, far capire che ad un bel prodotto va accostato anche un servizio al cliente degno del locale, con domande poste con garbo, con educazione e con rispetto. Come si fa in tutte le attività commerciali. Forse dobbiamo capire che siamo noi che facciamo vivere questi posti, che non sono loro che ci fanno un favore a farci entrare, ma bensì noi a dare tanti soldi in cambio di poco.

Si forse dovremmo farlo.


LA DOMENICA A TAVOLA

4 maggio, 2008

Cari Amici,

dopo più di 15 giorni di silenzio, tornato in Italia dal mio viaggio a NY, torno anche a riempire le pagine del mio blog. Come si può notare, è cambiato il look&feel. Purtroppo il vecchio fornitore di spazio web non mi garantiva piccole cose fondamentali per un blog (la possibilità per tutti di commentare, di partecipare al blog), e poi ho scoperto che tenere un blog con dominio personalizzato (come il peggiore.com) in Italia ti costa dalle 20 alle 30 euro, mentre negli USA solo 10$ (circa 7 euro). Cosi eccoci qui. Spero vi piaccia.

Chiaramente ho milioni di cose da raccontare a proposito del mio viaggio a NY, ma per il rientro, ho pensato che servisse qualcosa di più italiano, di interesse comune, a maggior ragione che tutti venivano ora dal proprio ponte!

Così oggi, e magari se riesco tutte le domeniche, ho deciso di censire i ristoranti e i locali dove vado.

Oggi a pranzo sono andato al ristorante a Milano Al Garghet (www.algarghet.it).

Sono stato spinto nella decisione di prenotare a pranzo, perchè conosco il loro giardino esterno, non curatissimo, ma molto tipico, con molti gerani, una vasca con i pesci rossi in centro e soprattutto con qualche piccola rana. Si propriò così. A quanto pare il significato della parola garghet è proprio “rana”! Così si riescono a vedere questi simpatici animaletti, che devo dire, non capita d’incontrare tutti i giorni in centro a Milano!

Ci hanno sistemato in un bel sasso (i tavoli sono denominati così) e ci siamo accomodati in una panchetta di cemento sopra un cuscino. Non comodissimo!

Il servizio è cortese, anche se non velocissimo e devo dire che come ambiente, nel complesso si sta bene. Il menù è storico, non so se ogni tanto (o stagionalmente) lo cambiano, ma io nelle ultime 3 volte in cui sono andato, ho sempre trovato lo stesso.

Il piatto forte è l’orecchia di elefante, o meglio dire, la cotoletta alla milanese. E’ enorme, molto tenera e buona, servita con del pomodoro fresco tritato, molto buona. Costa 24 euro. Non poco, ma se uno ne ha voglia, lì la fanno bene. Sto giro però ho deciso di cambiare menu e ho suggerito al mio amico di non prenderla, cosi io ho preso: come primo, malfatti ai carciofi (9 euro mi sembra) e una tartare di manzo (senza prezzo esposto, tutt’ora non so quanto costava). Il mio amico ha preso come antipasto gnocco fritto con crudo e come primo, dei riavoli con ripieno di mela e taleggio al burro e salvia.

Cosa dire, lo gnocco fritto era veramente senza infamia e senza lode. Ne avrò mangiati meglio o peggio a centinaia, e le fettine di crudo erano esattamente 2 (una per ciascun gnocco). Piatto di una semplicità di preparazione incredibile e con un costo al ristoratore veramente basso, beh a menù era prezzato a 14 euro! Mi sembra veramente assurdo.

Le due paste erano buone, ma senza grande carattere. I miei carciofi erano vecchi e pochi di quantità, il ripieno del raviolo, pur avendo il taleggio dentro, era abbastanza insapore. Burro e salvia è un tipo di condimento vecchio e la salvia non era fresca! Infine la mia tartare, era si fresca, ma poco saporita e non me la sono sentita di colmarla di tanti sapori.

Per dolce, un tazza con frutta di bosco, buona ma normalissima e un crostastina con crema pasticchiera e fragole, buona ma normalissima. Prezzo del dolce cadauno…8 euro.

Tutto il pasto è stato bagnato da 2 bicchieri di rosso (terre di franciacorta) e 1 bottiglia di minerale.

Abbiamo speso 82 euro, mangiato in un bel posto, con un servizio decente e cordiale ma speso per quello che abbiamo mangiato…veramente tanto. La cosa che mi fa riflettere è…ma è possibile a Milano mangiare in un bel posto, delle cose buone e spendere meno di 40 euro a persona (bevande incluse)?

Il mio voto finale è 6, dato da:

ambiente 8

cucina 6

prezzo/qualità 4


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